L’Ortolano di Giuseppe Arcimboldo, uno dei dipinti più noti della Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, è stato sottoposto a una tomografia computerizzata. L’esame, non invasivo, è stato eseguito all’Humanitas University con l’obiettivo di analizzare la struttura interna dell’opera e raccogliere nuovi elementi sulla sua realizzazione.
La tecnologia applicata all’arte
La procedura è stata condotta dal team guidato da Andrea Laghi, professore di Humanitas University e direttore del Dipartimento di Diagnostica dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas. Per l’indagine è stata utilizzata una Photon-Counting CT, tomografia a conteggio di fotoni in grado di acquisire immagini ad alta precisione della stratificazione del dipinto, con uno spessore fino a un quinto di millimetro.
La scansione consente di osservare la tavola senza intervenire sulla superficie pittorica. Gli studiosi potranno così ricostruire le modalità di esecuzione, individuare i materiali impiegati e verificare eventuali modifiche legate alla storia conservativa dell’opera. L’analisi servirà inoltre a esaminare la tavolozza e la composizione degli strati pittorici.
Per la Pinacoteca Ala Ponzone, l’indagine rappresenta una nuova fase di ricerca. Il conservatore Mario Marubbi ha spiegato che l’obiettivo è verificare l’ipotesi secondo cui il dipinto conservato a Cremona potrebbe essere la prima testa composita realizzata da Arcimboldo. La tomografia dovrebbe fornire elementi utili per confrontare la procedura tecnico-esecutiva con quella delle altre opere dell’artista.
Un’opera reversibile
Realizzato tra il 1587 e il 1590, l’olio su tavola misura 35,8 per 24,2 centimetri. A una prima osservazione appare come una natura morta con una scodella colma di ortaggi. Ruotando il quadro di 180 gradi, però, la composizione si trasforma nel volto grottesco dell’Ortolano, secondo il caratteristico meccanismo delle teste reversibili di Arcimboldo.
Il dipinto di Cremona è considerato particolarmente significativo perché è l’unica testa reversibile dell’artista conservata in un museo italiano. La nuova analisi completa gli studi avviati nel 2007 da Marubbi e da Mario A. Lazzari in occasione della mostra dedicata ad Arcimboldo al Musée du Luxembourg di Parigi e proseguiti l’anno successivo al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
La TC costituisce il primo passaggio di una campagna diagnostica più ampia realizzata dalla Pinacoteca insieme all’Università di Pavia. Al progetto partecipano il Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente, con Maria Pia Riccardi e Maya Musa, e il Dipartimento di Fisica, con Maddalena Patrini. Il coordinamento scientifico è affidato a Lazzari, mentre quello operativo spetta alla storica dell’arte Raffaella Poltronieri.
La macchina impiegata per l’esame si trova nel Proton Building dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas ed è stata acquisita grazie a Humanitas University e ai fondi ANTHEM, progetto finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano Nazionale Complementare al PNRR. In questa occasione la tecnologia diagnostica è stata utilizzata per leggere gli strati invisibili di un dipinto del Cinquecento e approfondire la storia di un’opera custodita a Cremona.