Nove strumenti storici della collezione giapponese Sasakawa sono tornati a suonare a Cremona, la città in cui furono costruiti circa tre secoli fa. Nell’auditorium Arvedi del Museo del Violino, otto strumenti di Antonio Stradivari e un Guarneri del Gesù hanno inaugurato la rassegna Stradivari Gala 2026, promossa dalla Sasakawa Music Foundation di Tokyo.
Il progetto è stato organizzato per celebrare il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia. Dopo l’appuntamento cremonese, la serie di concerti proseguirà fino al 6 ottobre a Genova e Siena. La serata a Cremona, riservata agli invitati, ha riunito liutai, rappresentanti delle istituzioni, Friends of Stradivari e appassionati degli strumenti ad arco.
Gli strumenti della collezione
Sul palco si sono esibiti giovani musicisti di diverse nazionalità, ai quali la fondazione concede gli strumenti in prestito gratuito. Tra gli interpreti figuravano il Goldmund Quartet, formato da Florian Schötz, Pinchas Adt, Christoph Vandory e Raphael Paratore, e i solisti Benjamin Beilman, Rino Yoshimoto, Timothy Chooi, Nikki Chooi e Reiko Watanabe, accompagnati al pianoforte da Roberto Arosio.
Il programma ha dato spazio ad alcuni dei pezzi più importanti della raccolta. Tra gli Stradivari erano presenti il Quartetto Paganini, affidato al Goldmund Quartet, il violino Dolphin, già appartenuto a Jascha Heifetz, lo Jupiter, l’Alumnus Amati, primo strumento conosciuto realizzato dal liutaio, e il Muntz, completato quando Stradivari aveva 92 anni. Il violino Ysaÿe ha invece rappresentato l’opera di Giuseppe Guarneri del Gesù, riproponendo il confronto tra i due grandi maestri della liuteria cremonese.
Un programma tra epoche e Paesi
La serata ha alternato formazioni e repertori differenti: dal raro Quartetto per quattro violini di Grażyna Bacewicz al Rondo alla Zingarese di Brahms, passando per i Cinque pezzi di Šostakovič e una selezione dei 44 Duetti per due violini di Bartók. In chiusura è stato eseguito il Finale della Simple Symphony di Britten.
In apertura, Yohei Sasakawa, presidente onorario di The Nippon Foundation, ha sottolineato il legame tra gli strumenti, la città in cui furono realizzati e il pubblico giapponese che li ha custoditi. Ha richiamato il termine giapponese satogaeri, usato per indicare il ritorno a casa, descrivendo il concerto come il rientro degli strumenti nella loro terra d’origine dopo un lungo viaggio attraverso il tempo e i confini nazionali.
Il sindaco di Cremona e presidente della Fondazione Museo del Violino, Andrea Virgilio, ha definito gli strumenti ambasciatori di una relazione costruita sulla storia e proiettata verso il futuro. L’iniziativa ha inoltre richiamato il ruolo di Cremona come città dei grandi maestri e custode della tradizione liutaria, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Il concerto si è concluso tra gli applausi del pubblico, con le casse armoniche e le effe intagliate dagli antichi maestri cremonesi nuovamente protagoniste nella città d’origine. La tappa inaugurale ha così aperto il percorso della rassegna dedicata all’incontro musicale tra Italia e Giappone.