Diego Pedrini, 33 anni, originario di Castelleone, sarà tra i protagonisti della veglia missionaria diocesana in programma sabato 17 ottobre alle 21 nella Cattedrale di Cremona. Durante l’incontro racconterà l’esperienza vissuta per un anno e mezzo in Mozambico, a Zumbo, nella diocesi di Tete, attraverso la collaborazione tra la Diocesi di Cremona e i Missionari della Consolata.
La ricostruzione della missione
La partenza di Pedrini è maturata al termine di un percorso di discernimento, iniziato dopo un contatto con i missionari a Bose. Nel Paese africano il giovane si è occupato soprattutto del recupero della missione di Miruru, abbandonata da oltre sessant’anni. La chiesa si trovava in condizioni precarie, con la struttura priva di tetto; durante la sua permanenza è stata ristrutturata e ridipinta.
Gli interventi hanno riguardato anche altri spazi del complesso missionario, tra cui la casa parrocchiale e gli edifici destinati alle suore. Prima della conclusione dell’esperienza erano inoltre stati avviati due cantieri per la realizzazione di un piccolo centro di salute e una scuola primaria. Il lavoro si è inserito nelle attività della missione e nel rapporto con le comunità della diocesi di Tete.
Un’esperienza fatta di gesti quotidiani
Nel racconto di Pedrini trovano spazio anche gli incontri con la popolazione e i dettagli della vita di ogni giorno. Tra i gesti che ricorda c’è la stretta di mano accompagnata dall’altra mano a sostegno del braccio, una forma di rispetto osservata al mercato e durante lo scambio della pace nella Messa. Il giovane la interpreta come un modo per esprimere vicinanza e disponibilità verso l’altra persona.
Un altro ricordo riguarda il buio della sera, molto diverso da quello delle città italiane illuminate. Alle sei di sera, racconta Pedrini, cala una notte profonda, accompagnata da un silenzio intenso, lontano dall’esperienza quotidiana di chi vive in un centro urbano.
Nel corso della veglia il 33enne parlerà anche dei dubbi che possono accompagnare la scelta di partire. Il suo invito è a non ignorarli, perché possono segnalare qualcosa di importante nel percorso personale. A sostegno di questa riflessione ricorda una frase di padre Carlo Biella, missionario della Consolata con cui ha condiviso l’esperienza: il periodo di un anno può sembrare lungo, ma rapportato all’intera vita rappresenta solo una parte limitata del tempo a disposizione.
La testimonianza di Pedrini è stata inoltre raccolta nella seconda puntata di La mia casa è il mondo, il podcast promosso dalla Pastorale missionaria della Diocesi di Cremona nell’ambito del Mese Missionario. Il contenuto affianca così l’appuntamento in Cattedrale, dedicato alla riflessione sulle esperienze di volontariato e presenza missionaria.