Tessuto economico

Caro carburanti, a Cremona 1.729 imprese sotto pressione

Agenti, autotrasportatori, tassisti e autonoleggiatori risentono dei rincari; il limite Eni non basta a compensare l’aumento

Caro carburanti, a Cremona 1.729 imprese sotto pressione

L’aumento dei carburanti sta incidendo sui bilanci delle attività che dipendono maggiormente dagli spostamenti e dal trasporto su strada. In provincia di Cremona sono 1.729 le imprese operanti nei comparti più esposti all’incremento dei costi alla pompa, secondo le rilevazioni dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre sulle attività iscritte al registro camerale al 31 dicembre 2025.

Le categorie più esposte

La componente più numerosa è quella degli agenti e rappresentanti di commercio, che nel territorio cremonese conta 1.208 attività. Si tratta di operatori che percorrono ogni anno migliaia di chilometri per motivi professionali e che, a fronte di provvigioni fisse, devono sostenere direttamente una parte significativa delle spese di viaggio.

Il secondo gruppo è rappresentato dalle imprese dell’autotrasporto merci e dei servizi di trasloco, complessivamente 427 realtà. Per queste attività il carburante costituisce una voce rilevante dei costi operativi, con effetti sui margini e sulla sostenibilità dei servizi svolti. A completare il quadro sono tassisti e autonoleggiatori con conducente, che in provincia risultano essere 94.

Il nodo delle misure sui prezzi

Nel dibattito sul caro carburanti torna anche il tema del tetto al prezzo applicato da Eni nell’ambito di alcune campagne commerciali. L’iniziativa può contribuire a contenere, almeno in parte, gli esborsi alla pompa, ma non viene considerata risolutiva dalle categorie più esposte.

Il problema, infatti, non riguarda soltanto il prezzo pagato per il rifornimento, ma l’impatto complessivo dell’aumento di diesel e benzina sui costi di esercizio. Per le attività che utilizzano quotidianamente i veicoli, il rincaro si riflette direttamente sulla redditività e sulla capacità di mantenere invariati servizi e condizioni economiche.

I dati della Cgia descrivono quindi una pressione che interessa una parte significativa dell’economia provinciale, con effetti particolarmente evidenti nei comparti legati alla mobilità professionale, alla logistica e al trasporto di persone e merci. Il limite promosso da Eni rappresenta una possibile attenuazione del costo del pieno, ma non elimina l’impatto dell’aumento generalizzato delle spese operative.