La provincia di Cremona si colloca tra i territori italiani con le retribuzioni più alte, ma anche nel Cremonese il valore reale degli stipendi è diminuito nell’ultimo decennio. Secondo il Geography Index dell’Osservatorio JobPricing, la retribuzione globale annua media, comprensiva di bonus e incentivi, raggiunge 33.559 euro. Il dato posiziona il territorio nella parte alta della graduatoria nazionale e poco sotto Bergamo, davanti a Como.
Il rapporto mette in relazione l’andamento delle retribuzioni con quello dell’inflazione, evidenziando quanto la crescita nominale degli stipendi si sia tradotta in una diversa capacità di spesa. Dal 2015, in provincia di Cremona, i salari reali hanno perso il 5,2%. Una riduzione più contenuta rispetto a quella registrata in molte altre province lombarde, anche perché l’aumento dei prezzi è stato meno incisivo.
Il confronto con la Lombardia
La Lombardia resta la regione italiana con le retribuzioni medie più elevate, pari a 36.331 euro. Tuttavia, il quadro regionale mostra una perdita di potere d’acquisto complessiva dell’8,9%: gli stipendi sono aumentati del 12,2%, mentre l’inflazione ha raggiunto il 21,1%. A livello nazionale, nello stesso periodo, la crescita salariale è stata del 14,2%, contro un incremento dei prezzi del 22,6%, con una perdita reale dell’8,4%.
Il divario tra i diversi territori lombardi è significativo. A Milano la riduzione del potere d’acquisto è arrivata al 9,9%, mentre a Lecco ha superato il 12,4%. Le percentuali più elevate sono state rilevate a Pavia, con il 15,2%, e a Mantova, con il 17,2%. Il risultato migliore spetta invece a Lodi, dove l’erosione si è fermata al 2,2%.
La ripresa del 2025
Nel 2025 le retribuzioni hanno comunque registrato un’accelerazione: sono cresciute del 4,3% in Italia e del 4,5% in Lombardia. Secondo Matteo Gallina, responsabile dell’Osservatorio JobPricing, a sostenere l’aumento sono la domanda di lavoro, la disoccupazione ai minimi storici e le difficoltà delle imprese nel reperire personale.
La dinamica positiva non ha però ancora compensato quanto perso durante la fiammata inflazionistica del 2022 e del 2023, seguita allo scoppio della guerra in Ucraina. A determinare le differenze tra le province contribuiscono anche la struttura dei mercati del lavoro, la presenza dei diversi comparti produttivi e le modalità di contrattazione. Il dato cremonese restituisce così un quadro articolato: retribuzioni competitive, ma una capacità di spesa ancora inferiore a quella di dieci anni fa.