Memoria condivisa

A Cremona una capsula del tempo per la comunità della Trinità

Il cilindro raccoglierà pensieri odierni e sarà custodito dietro la pala settecentesca, accanto alla sorpresa del Cristo Dolente.

A Cremona una capsula del tempo per la comunità della Trinità

Una capsula del tempo per raccogliere pensieri, desideri e testimonianze da affidare alle generazioni future è stata presentata nella chiesa della Santissima Trinità di Cremona, in via Speciano. L’iniziativa si è inserita nella conferenza intitolata Quale passato vogliamo consegnare al futuro? La lezione di San Filippo, aperta da don Aldo Manfredini, parroco di San Michele e della chiesa della Santissima Trinità.

All’incontro hanno partecipato circa novanta persone, insieme al vescovo emerito di Cremona, monsignor Dante Lafranconi. Il confronto ha intrecciato la figura di San Filippo Neri con le domande sul futuro della comunità. A ripercorrerne la storia è stato il divulgatore cremonese Guido Damini, che ha descritto il santo come un uomo profondamente immerso nel XVI secolo, segnato da guerre, tensioni religiose e trasformazioni culturali.

La lezione di San Filippo

Secondo Damini, San Filippo Neri seppe affrontare la complessità del proprio tempo attraverso l’ironia e una forte attenzione alla dimensione umana. La sua esperienza non sarebbe quindi riconducibile soltanto alla tradizione degli oratori, ma anche alla costruzione di luoghi di preghiera, formazione e crescita spirituale. Un aspetto centrale della sua opera fu inoltre la pastorale rivolta ai giovani, considerati il futuro della società e della Chiesa.

Il tema del tempo ha rappresentato il filo conduttore della serata, collegando il patrimonio storico della chiesa alle prospettive della comunità. Il riferimento al passato è la pala d’altare settecentesca dedicata alla Santissima Trinità con i Santi Gregorio e Filippo Neri, attualmente interessata da un intervento di restauro. Durante i lavori è emersa una scoperta inattesa: sotto o in prossimità dell’opera è stato individuato un affresco trecentesco raffigurante il Cristo Dolente, finora sconosciuto.

Le testimonianze affidate al futuro

La capsula è un cilindro d’acciaio destinato a conservare le risposte dei cremonesi a due domande. La prima riguardava ciò che si desidera tramandare: tra i temi indicati figurano lo spirito di comunità, la cura delle relazioni e delle persone vicine, oltre alla volontà di custodire le proprie radici per favorire nuove esperienze. La seconda domanda chiedeva invece quali atteggiamenti non consegnare ai più giovani.

Tra le risposte sono comparsi riferimenti alla rassegnazione, all’immobilismo, alla difficoltà di guardare oltre l’immediato e alla convinzione che il declino sia inevitabile. La capsula sarà collocata dietro la pala d’altare dopo gli accertamenti diagnostici non invasivi sull’affresco del Cristo, curati dal Laboratorio Arvedi e programmati per il 19 ottobre.

Al termine della conferenza, Stefano Damini, architetto responsabile dei lavori di restauro, ha indicato ai presenti il punto in cui il cilindro resterà custodito. Il suo contenuto potrà essere recuperato in futuro, eventualmente in occasione di un nuovo intervento sull’edificio. Monsignor Gianluca Gaiardi, direttore del settore Beni culturali della Diocesi, ha definito questi elementi come segni non visibili, ma rappresentativi del passaggio delle persone sulla Terra.