Mauro Ceruti, filosofo e teorico del pensiero complesso, lancia un allarme sui cambiamenti climatici e sulle conseguenze delle scelte politiche che, a suo giudizio, stanno aggravando una situazione già segnata da segnali evidenti. Il tema, sostiene, non può essere considerato una contingenza né affrontato come una questione marginale rispetto alle altre emergenze.
Secondo Ceruti, l’inerzia davanti al riscaldamento globale nasce dall’intreccio di più fattori. Da una parte ci sarebbe il sostegno alle lobby del fossile, dotate di una forte capacità di influenza. Dall’altra, il filosofo indica una diffusa mancanza di consapevolezza: le conoscenze scientifiche disponibili da tempo non sarebbero ancora entrate pienamente nel senso comune e nella quotidianità delle persone.
Il peso della disinformazione
A questo quadro, Ceruti aggiunge il ruolo del negazionismo sui social. I messaggi che mettono in discussione l’evidenza dei cambiamenti climatici, osserva, riescono a raggiungere un pubblico ampio proprio facendo leva sulla scarsa conoscenza del fenomeno. Ignoranza, populismo e immobilismo politico formerebbero così un insieme che rende più difficile adottare decisioni adeguate.
Nel ragionamento del filosofo, la questione climatica viene prima di ogni altro grande tema collettivo. Modello di sviluppo, economia, tecnologie e persino uso dell’intelligenza artificiale, sostiene, dovrebbero essere ripensati subordinandoli alla tutela dell’ambiente. Una scelta di questo tipo, secondo Ceruti, cambierebbe profondamente il modo di progettare società, politiche ed economie.
Il riferimento al territorio cremonese emerge quando Ceruti parla del Po ridotto a un nastro d’acqua. Da cremonese, spiega di vivere questa trasformazione con una forte depressione estetica, ma considera quella reazione soprattutto l’occasione per prendere coscienza della gravità del momento. Il segnale, nella sua lettura, dovrebbe spingere a cambiare direzione senza ulteriori rinvii.
Una scelta definita decisiva
La prospettiva indicata da Ceruti è quindi quella di un cambiamento immediato delle priorità pubbliche e individuali. L’allarme riguarda il futuro e la sopravvivenza stessa, messi a rischio da decisioni politiche e modelli di sviluppo che non tengono sufficientemente conto delle conoscenze scientifiche. Per questo, conclude, la risposta al cambiamento climatico non può limitarsi a interventi occasionali, ma deve orientare l’insieme delle scelte collettive.