Europa politica

Salini rieletto vicepresidente del Ppe: «Serve più rapidità Ue»

Il parlamentare critica von der Leyen e chiede un cambio di passo sui dossier industriali, dall’auto alla siderurgia.

Salini rieletto vicepresidente del Ppe: «Serve più rapidità Ue»

Massimiliano Salini è stato rieletto vicepresidente del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo. La conferma arriva nella fase centrale della legislatura e viene presentata dall’esponente del Ppe come un’opportunità per rafforzare il ruolo del gruppo parlamentare e dell’Italia sui principali dossier comunitari.

Nel bilancio dell’esperienza europea, Salini definisce la rielezione un onore, ma soprattutto uno strumento per affrontare da una posizione di maggiore responsabilità una fase segnata dalla guerra in Ucraina e dalle difficoltà economiche. Il vicepresidente sottolinea la necessità che il Ppe non si consideri una forza ormai arrivata, ma continui a difendere la propria leadership adattandosi ai cambiamenti in corso.

La priorità dell’industria

Tra i dossier seguiti direttamente da Salini ci sono le partite economiche e, in particolare, il comparto automotive. Secondo il parlamentare, la questione riguarda una filiera ampia, che comprende anche siderurgia e chimica. L’obiettivo indicato è fare in modo che l’Europa resti una grande terra di produttori, evitando una trasformazione in un sistema prevalentemente orientato ai consumi.

Il riferimento è anche all’evoluzione positiva registrata sul pacchetto dedicato all’auto, definito da Salini uno degli schemi industriali più rilevanti tra quelli affrontati in questa fase. Il settore, infatti, coinvolge numerose attività collegate e rappresenta uno dei banchi di prova della capacità europea di sostenere la produzione e la competitività industriale.

Le critiche alla Commissione

Nel giudizio sull’azione della Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, Salini chiede un’accelerazione dei processi decisionali. A suo avviso, sono troppi gli esempi di lentezza dell’attuale esecutivo comunitario, soprattutto davanti a dossier che incidono direttamente sull’economia e sulle imprese.

Il vicepresidente del Ppe contesta inoltre quella che definisce una propensione antindustriale presente da tempo nei corridoi della Commissione. La critica non riguarda soltanto i tempi delle decisioni, ma anche un’impostazione culturale ritenuta poco coerente con la storia e con le esigenze produttive dei Paesi europei.

Per questo, Salini sostiene che serva un giro di vite e indica proprio nel Partito Popolare Europeo il primo soggetto chiamato all’autocritica. Von der Leyen, ricorda, è espressione della stessa famiglia politica: il Ppe dovrebbe quindi interrogarsi sulle scelte compiute e intervenire con maggiore decisione sui temi industriali ed economici.