Il progetto del data center Green 1 a Pozzaglio ed Uniti ha subito una battuta d’arresto nell’iter autorizzativo. Il Comune ha chiuso il procedimento relativo alla Conferenza di servizi preliminare avviata nell’ambito del Suap, ritenendo non più utilizzabile il percorso seguito inizialmente.
La decisione, secondo quanto riferito dal sindaco Biondo Caruccio, è legata al cambiamento delle norme e delle procedure applicabili. L’amministrazione sostiene che il quadro regolatorio definito dal Governo e dalla Regione abbia modificato i passaggi necessari per valutare l’intervento. La chiusura del procedimento non rappresenta quindi un diniego definitivo e non equivale all’abbandono dell’insediamento.
Il nuovo iter da individuare
Il Comune attende ora il progetto esecutivo del promotore. Sulla base della documentazione, potrebbe essere presentata una richiesta di piano attuativo in variante al Piano di governo del territorio. Restano da definire le modalità con cui proseguire l’iniziativa e il suo rapporto con la pianificazione vigente, mentre rimane aperto il confronto sulla compatibilità urbanistica e ambientale dell’intervento.
Il sindaco ha spiegato che gli incontri svolti finora con le altre amministrazioni hanno consentito di comprendere gli orientamenti degli enti coinvolti. Dopo la comunicazione delle nuove problematiche al promotore, il Comune considera quindi sospeso il proprio ruolo operativo e attende le prossime iniziative del soggetto proponente.
Le contestazioni dei firmatari della diffida
La chiusura del procedimento viene interpretata diversamente dai firmatari della diffida presentata il 16 luglio. Gli avvocati Cristina Mandelli e Giovanni Siniscalchi, insieme a Maria Grazia Bonfante, Ferruccio Rizzi ed Enrico Duranti, sostengono che l’atto confermi le criticità già sollevate sull’iter originario.
Nella loro nota, i firmatari richiamano il presunto difetto di competenza autorizzatoria del Comune, il frazionamento di un intervento ritenuto unitario e l’assenza della necessaria conformità urbanistica. Secondo la loro ricostruzione, la potenza termica nominale dichiarata, pari a circa 1.000 MWt, avrebbe ricondotto la competenza al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Contestano inoltre l’uso di una variante comunale per anticipare o condizionare le valutazioni ambientali sull’intero insediamento.
I detrattori del progetto considerano la conclusione del procedimento una conferma implicita delle proprie osservazioni, pur rilevando che la diffida non sarebbe stata citata nel parere conclusivo. A loro giudizio, il nuovo percorso dovrebbe tenere conto anche delle questioni sollevate nella documentazione depositata il 16 settembre nell’ambito della Valutazione ambientale strategica sulla Variante generale al Pgt.
In quella sede è stato chiesto lo stralcio dell’ambito AT02, che consentirebbe l’insediamento di data center su circa 35 ettari di territorio prevalentemente libero. Le osservazioni riguardano il consumo di suolo, le possibili interferenze con il reticolo idrico e la rete ecologica, la valutazione delle alternative e la dimostrazione di uno specifico interesse pubblico.
Il sindaco mantiene però distinta la vicenda del data center dall’iter generale del Piano di governo del territorio, attualmente in fase avanzata e la cui approvazione è prevista entro l’inizio del 2027. Per Caruccio, il prossimo passaggio consisterà nell’attesa del progetto esecutivo e dell’eventuale richiesta di piano attuativo in variante. Il confronto sull’insediamento, dunque, resta aperto.