Il caso del Lupo Gianni si arricchisce di un nuovo elemento: l’animale catturato nei giorni scorsi tra Gadesco Pieve Delmona e Persico Dosimo è risultato provvisto di microchip. Il dato è emerso durante i primi controlli effettuati dal distretto veterinario dell’Ats e attesta la sua iscrizione all’anagrafe canina.
Il riscontro esclude, almeno sul piano formale, che si tratti di un esemplare selvatico nato e cresciuto in natura. Sulla base di questa informazione, l’animale è stato momentaneamente restituito al proprietario, residente fuori dalla provincia di Cremona. La vicenda, tuttavia, resta aperta e dovrà essere chiarita attraverso ulteriori verifiche.
Gli accertamenti sulle origini
Per stabilire l’identità e la natura di Gianni sono stati disposti esami genetici e altri accertamenti specifici. Le autorità non hanno reso noto l’esito dei primi approfondimenti e mantengono il massimo riserbo sulle verifiche in corso. Saranno quindi le analisi scientifiche a indicare quali decisioni assumere nei prossimi passaggi.
Qualora venisse confermata la natura domestica dell’animale, la gestione del caso assumerebbe un carattere amministrativo e custodiale nei confronti del proprietario. Se invece gli esami evidenziassero tratti selvatici o una condizione di ibridazione, entrerebbero in gioco le tutele previste dalla normativa italiana ed europea per la protezione della fauna selvatica.
Gli avvistamenti e la cattura
La novità del microchip arriva al termine di una vicenda iniziata nei mesi scorsi a Gadesco Pieve Delmona. L’animale era stato avvistato anche nei territori di Persico Dosimo e Vescovato, dove aveva progressivamente acquisito familiarità con l’ambiente e con le persone. In più occasioni si era spinto fino ai cortili delle abitazioni, accettando il cibo offerto dai residenti e diventando una presenza quotidiana per la comunità.
Il comportamento particolarmente fiducioso aveva spinto la Polizia Provinciale a invitare la popolazione a non alimentarlo. La cattura era poi stata organizzata con il coordinamento delle autorità e realizzata mediante dardo narcotico, alla presenza di un veterinario e di un naturalista.
L’intervento aveva suscitato commozione tra i cittadini e alimentato un confronto istituzionale e politico sulle modalità di gestione dell’animale. Da una parte era stata sottolineata la necessità di tutelarlo, dall’altra erano state avanzate preoccupazioni legate alla sicurezza pubblica. Ora la restituzione al proprietario è da considerare provvisoria: le prossime decisioni dipenderanno dall’esito degli accertamenti genetici e dalla definizione delle sue origini.