Allarme riserve

Sindaci e agricoltori chiedono l’emergenza per la siccità

Arpa Lombardia indica un deficit oltre il 40%; corsi d’acqua ridotti, possibili conseguenze sulle attività locali.

Sindaci e agricoltori chiedono l’emergenza per la siccità

Stato di emergenza regionale per affrontare la crisi idrica che sta interessando la Lombardia. A chiederlo è il presidente della Provincia di Cremona, Roberto Mariani, che ha firmato una lettera insieme ai sindaci dei Comuni situati lungo l’asta del Po e al presidente della Libera Agricoltori, indirizzata al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e agli assessori Massimo Sertori e Alessandro Beduschi.

Nella missiva viene descritta una situazione sempre più critica per laghi e fiumi lombardi, segnata dalla siccità e dalla riduzione delle riserve accumulate durante l’inverno. In quota, spiegano i firmatari, anche i bacini più piccoli risultano quasi privi d’acqua, con conseguenze inevitabili sui corsi d’acqua a valle. Secondo i dati citati di Arpa Lombardia, il deficit regionale delle riserve idriche supera il 40% rispetto alla media del periodo.

Portate ridotte e centrale ferma

Tra gli esempi più significativi viene indicato il tratto del fiume Po. Enel Green Power è stata costretta a fermare la centrale idroelettrica di Monticelli d’Ongina per garantire la disponibilità d’acqua ai territori a valle. Un provvedimento analogo era già stato adottato nel giugno 2022 e viene considerato dai firmatari un segnale particolarmente preoccupante.

La riduzione delle portate riguarda anche gli affluenti. Brembo e Serio presentano valori inferiori alla media del periodo 2006-2025, rispettivamente del 36% e del 28%. La stessa condizione, secondo la lettera, interessa i laghi lombardi. Il quadro delineato è quindi regionale e coinvolge sia la disponibilità della risorsa per l’irrigazione sia gli equilibri ambientali e le attività legate ai corsi d’acqua.

Le cause e i rischi per i territori

Per Mariani e gli altri firmatari, i problemi della stagione irrigua erano già evidenti all’inizio di marzo. Negli ultimi vent’anni, al primo marzo, l’equivalente idrico della neve era stato mediamente pari a 2,3 miliardi di metri cubi, mentre nel 2026 il volume risultava inferiore a 1,3 miliardi. L’aumento delle temperature primaverili ha inoltre accelerato lo scioglimento: a fine maggio le nevi erano quasi esaurite, mentre la media ventennale colloca la conclusione del disgelo nella prima settimana di luglio.

La siccità prolungata, viene sottolineato, potrebbe provocare danni alle strutture ricettive e turistiche affacciate sul Po e sui suoi affluenti. Attracchi, pontili e imbarcazioni risultano in alcuni casi appoggiati sui fondali in posizioni insolite. A rischio anche le aree boscate e le nuove piantumazioni realizzate attraverso diversi progetti, compresi quelli collegati al PNRR, il cui attecchimento dipende dalla disponibilità di acqua.

I firmatari ricordano che il 16 luglio, a Palazzo Lombardia, si è riunito il tavolo regionale per l’utilizzo della risorsa idrica. L’intervento istituzionale è stato però definito tardivo da Legambiente Lombardia. La richiesta alla giunta regionale è ora quella di dichiarare lo stato di emergenza di rilievo regionale, così da consentire l’adozione di ordinanze, l’attivazione delle misure straordinarie di Protezione civile e l’utilizzo delle risorse disponibili a sostegno dei territori colpiti.