Sono sette le fondazioni promosse dalla Diocesi di Cremona nell’ambito delle Comunità energetiche rinnovabili, con il coinvolgimento di quasi 90 enti. La rete conta complessivamente 316 soci, tra i quali 85 piccole e medie imprese, e riunisce istituzioni, parrocchie, università, aziende e realtà del terzo settore. L’obiettivo è produrre e condividere energia da fonti rinnovabili, riducendo i consumi e generando possibili ricadute economiche e sociali sul territorio.
Il progetto diocesano può contare su quasi 6mila kilowatt di potenza già in esercizio, una capacità stimata sufficiente a coprire i consumi elettrici di circa 2.500 famiglie. A questa dotazione si aggiungono altri 25 megawatt ancora da attivare. L’ingresso progressivo della nuova potenza potrebbe aumentare la quantità di energia condivisa e ampliare il numero dei soggetti coinvolti.
Le stime sui possibili ritorni
Secondo le stime degli operatori riportate da La Nazione, ogni megawatt condiviso all’interno di una Comunità energetica può generare un ritorno sul territorio di circa 210mila euro all’anno per vent’anni. Il calcolo considera gli incentivi riconosciuti dal Gestore dei servizi energetici sull’energia condivisa e i risparmi in bolletta. Applicando questa proiezione alla sola potenza già operativa nella rete cremonese, il beneficio potenziale supererebbe i 300mila euro annui. Si tratta però di una stima e non di somme già distribuite agli aderenti.
A sostenere l’espansione del progetto è l’accordo industriale con Open SB, gruppo attivo nello sviluppo di impianti fotovoltaici e nella gestione tecnica delle comunità energetiche. La collaborazione punta a favorire l’ingresso di nuovi produttori e ad ampliare le possibilità di condivisione nel territorio diocesano. Tra gli sviluppi ipotizzati figurano sistemi di accumulo con batterie, elettrificazione dei consumi e servizi di flessibilità per la rete elettrica.
Un percorso avviato nel 2021
La dimensione energetica si accompagna a quella sociale. Nella prospettiva indicata dai promotori, le Comunità energetiche possono contribuire a ridurre i costi sostenuti da famiglie e imprese e, allo stesso tempo, sostenere iniziative rivolte alle persone in condizioni di fragilità. Il coordinatore del progetto, Giuseppe Dasti, ha collegato l’iniziativa all’impegno della Diocesi per la tutela dell’ambiente, del territorio e delle comunità locali.
Le origini dell’esperienza cremonese risalgono al 2021, quando le diocesi italiane avviarono un confronto sul tema Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro, anche alla luce delle sollecitazioni dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Eugenio Bignardi, incaricato dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro e referente del progetto, ha ricordato l’avvio del percorso.
L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di esperienze sviluppate da altre diocesi italiane, tra cui quelle di Imola, Castellaneta e Nola. La Conferenza episcopale italiana ha inoltre predisposto un vademecum sulle Comunità energetiche rinnovabili, con indicazioni etiche, tecniche, economiche e giuridiche destinate agli enti religiosi. Per la Diocesi di Cremona la fase successiva consiste nel consolidare la rete, accompagnare l’adesione di nuovi soci e verificare in modo concreto i benefici derivanti dalla maggiore produzione di energia rinnovabile.