Da Cremona, Aristide Guarneri ricorda Sandro Mazzola, suo compagno all’Inter e nella Nazionale italiana. La notizia della scomparsa dell’ex capitano nerazzurro, figlio di Valentino Mazzola, storico leader del Grande Torino, ha sorpreso l’ex difensore, che conserva del compagno ricordi legati sia alle vittorie sia al rapporto personale.
«Sapevo che Sandro non stava benissimo, ma non fino a questo punto», racconta Guarneri con voce commossa. L’ex calciatore spiega di aver saputo della morte guardando la televisione mentre si trovava a casa. «Sapevo che non usciva più tanto, mi avevano raccontato qualcosa gli amici del ristorante di proprietà dell’ex nerazzurro Javier Zanetti. Sono rimasto sorpreso dalla triste notizia».
Il gol contro la Russia
Tra i tanti episodi condivisi, Guarneri indica come ricordo più caro il gol segnato nel 1966 contro la Russia. A servirgli l’assist fu proprio Mazzola, autore di un’azione sulla fascia sinistra conclusa con un cross per il difensore. Di fronte c’era Lev Jašin, il leggendario portiere sovietico soprannominato il Ragno Nero e tuttora l’unico estremo difensore ad avere vinto il Pallone d’oro.
«Quel gol non lo dimenticherò mai, perché facendo il difensore non ne ho fatti tanti», spiega Guarneri. L’ex giocatore conserva ancora il pallone di quella partita, uno dei suoi cimeli più preziosi. Racconta inoltre che non fu semplice convincere l’arbitro a lasciarglielo portare a casa.
Le vittorie con l’Inter e la Nazionale
Il legame sportivo tra Guarneri e Mazzola è segnato da numerosi successi. Insieme hanno conquistato due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e tre Scudetti, sempre con la maglia dell’Inter. Con la Nazionale hanno invece vinto l’Europeo del 1968.
Guarneri ricorda anche la finale della Coppa dei Campioni della stagione 1963-1964, vinta contro il Real Madrid, nella quale Mazzola realizzò una doppietta. Ma oltre ai risultati, l’ex difensore sottolinea le qualità umane dell’ex compagno: «Era una bravissima persona, sempre disponibile con tutti, soprattutto con i più giovani, sempre pronto a dare una mano se occorreva qualcosa». Un campione, conclude Guarneri, anche fuori dal campo.