Il consumo di suolo continua ad avanzare in provincia di Cremona, mentre la copertura arborea urbana resta contenuta. È quanto emerge dal Rapporto Snpa 2026, presentato da Ispra, che analizza il territorio attraverso diversi indicatori ambientali.
Nel 2025 la superficie di suolo consumato in provincia ha raggiunto 18.705 ettari, pari a 529 metri quadrati per abitante e al 10,58% della superficie complessiva. Il dato è inferiore alla media lombarda, attestata al 12,27%, ma superiore a quella nazionale, pari al 7,30%.
Tra il 2024 e il 2025 sono stati registrati 57 ettari di nuovo consumo. Di questi, 20,62 ettari rientrano nella categoria del consumo permanente, mentre 36,85 ettari sono classificati come consumo reversibile.
Verde urbano e aree agricole
Il rapporto prende in esame anche la presenza di vegetazione. La copertura arborea urbana in provincia di Cremona è pari al 3,3%, un valore inferiore al 10% e condiviso da 44 province italiane, cinque delle quali in Lombardia. Tra gli altri indicatori, Cremona risulta la provincia con la maggiore percentuale di superficie coperta da vegetazione erbacea periodica, pari al 66,6%. Ferrara, invece, guida la graduatoria per la vegetazione erbacea complessiva, con l’84,9%.
Nel capoluogo, la superficie artificiale raggiunge 1.981 ettari nel 2025. Nella graduatoria dei comuni lombardi riportata dal rapporto, Cremona si colloca al terzo posto, dopo Milano, con 10.679 ettari, e Brescia, con 4.000 ettari. Le aree agricole dell’intera provincia occupano invece 151.208 ettari, pari all’85,6% della superficie provinciale, secondo la classificazione Corine Land Cover 2024.
Il quadro lombardo
La Lombardia registra il dato peggiore dal 2015, anno in cui Ispra ha iniziato a monitorare annualmente i cambiamenti nell’uso del suolo. Nel 2025 sono andati persi 982 ettari di terreni precedentemente coltivati o coperti da vegetazione naturale, trasformati in aree urbane o infrastrutturali. Rispetto al valore misurato nel 2016, la crescita annua del consumo di suolo è stata del 143%.
Legambiente Lombardia considera particolarmente grave il peggioramento, ricordando che la regione si era dotata nel 2014 di una legge per ridurre il consumo di suolo. La presidente Barbara Meggetto chiede di rendere più efficace la disciplina urbanistica e di orientare le future trasformazioni verso la rigenerazione degli spazi già urbanizzati, anziché verso nuove edificazioni.
Per l’associazione, il ripristino di spazi naturali nelle città dovrebbe rientrare in progetti mirati a migliorare la salute degli ecosistemi urbani e la loro capacità di affrontare gli eventi climatici. Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, richiama inoltre il Regolamento europeo sul ripristino della natura e il ruolo dei suoli permeabili nel contenere gli effetti degli eventi estremi, compresa l’intensità delle alluvioni.