Un affido familiare nato come intervento d’emergenza, destinato secondo le regole indicate a durare al massimo 15 giorni, eventualmente prorogabili, si sarebbe protratto per 15 mesi. La vicenda è stata segnalata a Maria Vittoria Ceraso, capogruppo della Lista civica Oggi per Domani, che ha presentato un’interrogazione a risposta orale al Consiglio comunale di Cremona.
Al centro della segnalazione c’è il caso di una bambina che, secondo quanto riferito alla consigliera dalla famiglia affidataria, aveva appena nove mesi quando era stata accolta. Al termine del periodo di permanenza, la minore sarebbe stata trasferita presso un’altra famiglia affidataria. Secondo la ricostruzione riportata da Ceraso, non sarebbe stato attivato un progetto esplicito per accompagnare il passaggio e tutelare la continuità delle relazioni costruite durante l’accoglienza.
Il principio della continuità affettiva
La consigliera richiama la legge 173 del 2015, che ha introdotto e rafforzato il diritto dei minori in affidamento a conservare le relazioni affettive significative. La norma mira a evitare interruzioni traumatiche dei legami sviluppati durante un periodo prolungato di accoglienza, sia nel rientro verso la famiglia d’origine sia nel trasferimento a un altro nucleo affidatario o, quando ne ricorrano i presupposti, nel percorso adottivo.
Ceraso ha ricordato che il tema era già stato affrontato dieci anni fa dal Consiglio comunale di Cremona, con l’approvazione all’unanimità di un ordine del giorno da lei presentato. L’atto impegnava sindaco e Giunta ad aggiornare i protocolli affinché l’interesse superiore del minore fosse posto al centro degli interventi e i passaggi fossero gestiti evitando la brusca interruzione dei rapporti.
Le richieste all’Amministrazione
La famiglia affidataria, contattata nei primi giorni di agosto, avrebbe chiesto alla consigliera di portare l’attenzione sulla vicenda. Ceraso riferisce di aver cercato un confronto con l’assessorato ai Servizi Sociali e precisa che la valutazione del singolo caso spetta agli organi tecnici e giudiziari competenti. Se i fatti fossero confermati, sostiene, si porrebbe tuttavia una questione sulla gestione dello strumento dell’affido d’emergenza.
Con l’interrogazione, la capogruppo chiede di conoscere quanti siano gli affidi familiari attualmente attivi a Cremona e quanti, tra questi, abbiano carattere emergenziale. Domanda inoltre quanti percorsi avviati come emergenziali abbiano superato i tre mesi negli ultimi dieci anni, oltre a informazioni sui protocolli adottati dal Centro Affidi dell’ambito distrettuale.
Tra i chiarimenti richiesti figurano le procedure per garantire la gradualità dei trasferimenti e la continuità affettiva, l’eventuale presenza di criticità nel monitoraggio domiciliare e i casi di distacco effettuati in tempi ristretti senza un progetto condiviso. Ceraso chiede anche quali tutele psicologiche e legali siano offerte alle famiglie affidatarie nella fase della separazione.
L’interrogazione punta quindi a verificare il coordinamento tra i Servizi Sociali del Comune, indicato come titolare e responsabile diretto del Centro Affidi dell’ambito distrettuale di Cremona, e l’Autorità giudiziaria minorile. La consigliera sostiene che il rispetto dei principi previsti dalla legge debba tradursi in procedure applicate con continuità e che le famiglie disponibili all’affido non debbano essere lasciate sole durante i passaggi più delicati.