La società canottieri Bissolati ha chiesto circa 6 milioni di euro di risarcimento a Tamoil per i danni collegati alla fuoriuscita di idrocarburi denunciata dalla stessa società petrolifera oltre 15 anni fa. L’azienda ha contrapposto un’offerta di circa 2 milioni, una distanza ritenuta troppo ampia per consentire alle parti di raggiungere un accordo davanti al giudice civile.
Il contenzioso sul danno ambientale
La vicenda riguarda uno dei più gravi episodi di inquinamento ambientale registrati negli ultimi anni a Cremona. Sul versante penale, il procedimento si è concluso nel 2018 con la condanna di un manager Tamoil. In seguito, Legambiente e Gino Ruggeri, cittadino costituitosi parte civile nel processo penale in rappresentanza del Comune, hanno presentato un esposto ipotizzando la prosecuzione dell’inquinamento anche dopo la realizzazione della barriera idraulica e del sistema di pompaggio degli idrocarburi nelle aree vicine alla Bissolati.
Quell’esposto è stato archiviato nell’estate di un anno fa dal Gip di Cremona. Resta invece aperta la causa civile avviata dalla società canottieri nel 2021. All’inizio di quest’anno, un’udienza ha messo a confronto i tecnici e gli avvocati delle due parti, nel tentativo di affrontare la quantificazione delle conseguenze economiche. La fase non ha portato a un’intesa e la decisione spetta ora al giudice civile.
Campionamenti nell’area della società
Per stabilire l’entità del danno patrimoniale lamentato dalla Bissolati, da mesi sono in corso campionamenti di suolo e aria nell’area della società canottieri. Le verifiche rientrano nella consulenza tecnica d’ufficio disposta dal magistrato e dovranno fornire elementi utili alla valutazione degli effetti dell’inquinamento.
La Bissolati attribuisce alla vicenda la perdita di soci, i danni alle strutture sociali e le spese sostenute per mantenere fruibili gli impianti. Tamoil, invece, richiama dati relativi alla diminuzione dei soci registrata anche da altre società non interessate dall’inquinamento e sottolinea gli investimenti effettuati per la messa in sicurezza operativa delle aree esterne.
Il divario economico tra la richiesta e l’offerta rimane quindi significativo. Sarà il giudice civile, anche sulla base degli accertamenti tecnici in corso, a quantificare l’eventuale danno e a definire il contenzioso. La causa, alla luce delle verifiche ancora in corso, non appare destinata a concludersi in tempi brevi.