Bilanci locali

Otto Comuni, tra cui Cremona, chiedono fondi stabili per il welfare

I sindaci lombardi segnalano risorse incerte, costi crescenti, minori, anziani e disabili.

Otto Comuni, tra cui Cremona, chiedono fondi stabili per il welfare

Cremona è tra gli otto Comuni lombardi che hanno inviato una lettera alle istituzioni nazionali e regionali per chiedere una programmazione pluriennale e strutturale delle politiche sociali. Insieme alla città del Torrazzo, l’appello è sottoscritto da Bergamo, Brescia, Lodi, Milano, Monza, Pavia e Varese. L’obiettivo è promuovere un confronto istituzionale nel quale la voce dei territori possa essere rappresentata con maggiore forza.

Secondo i sindaci, l’aumento dei bisogni sociali, la crescita della povertà e l’incertezza delle risorse stanno mettendo sotto pressione la continuità dei servizi sociali e sociosanitari. I Comuni denunciano uno squilibrio strutturale tra entrate certe e spese sociali: da una parte diminuiscono o risultano frammentati alcuni finanziamenti destinati al contrasto della povertà, dall’altra aumentano gli oneri per la presa in carico di persone e famiglie in condizioni di fragilità.

Le aree più esposte

Tra le voci che pesano maggiormente sui bilanci figurano le responsabilità relative ai minori stranieri non accompagnati e ai giovani adulti in prosieguo amministrativo, per i quali i trasferimenti dedicati non compenserebbero sempre i costi sostenuti dai territori. Le criticità riguardano inoltre l’accoglienza diffusa, i percorsi di integrazione, l’accompagnamento all’autonomia delle persone con disabilità e il sostegno alla non autosufficienza.

La lettera richiama anche la crescente domanda di interventi rivolti agli anziani non autosufficienti e alle loro famiglie, oltre alle difficoltà legate alle risorse per infanzia e adolescenza previste dalla legge 285 del 1997. Alla riduzione dei fondi si aggiungono, secondo i Comuni, ritardi e incertezze nei tempi di erogazione, che rendono più difficile garantire la continuità dei servizi e assumere impegni stabili con gli enti del Terzo settore.

Il nodo del dopo Pnrr

Un altro punto riguarda i progetti realizzati con le risorse del Pnrr, tra cui le Stazioni di Posta contro la grave emarginazione adulta, i percorsi di co-housing e autonomia per anziani e persone con disabilità, i centri servizi e gli interventi di prevenzione e accompagnamento sociale. La loro sostenibilità oltre la conclusione del piano, prevista dal 2027, non sarebbe ancora adeguatamente garantita e potrebbe gravare sui bilanci ordinari degli enti locali.

Per gli otto Comuni, non è possibile programmare politiche sociali efficaci attraverso una successione di bandi e misure temporanee. La presa in carico delle persone, la costruzione delle équipe professionali, la collaborazione con il Terzo settore e il consolidamento dei servizi richiedono stabilità e una prospettiva pluriennale. La questione, sottolineano, riguarda la tenuta complessiva del welfare territoriale e il rischio che l’accesso ai diritti dipenda dalle disponibilità finanziarie dei singoli territori.

La richiesta è quindi l’apertura in tempi rapidi di un tavolo tra Governo, Regione, Anci, Comuni e Ambiti territoriali. Tra le proposte ci sono un fondo strutturale per garantire la continuità dei servizi nati con il Pnrr, il rafforzamento del Fondo Povertà e una revisione dei finanziamenti destinati ai minori stranieri non accompagnati, ai giovani in prosieguo amministrativo e all’accoglienza.

I sindaci chiedono infine risorse stabili per la non autosufficienza, i servizi domiciliari, semiresidenziali e residenziali e il sostegno ai caregiver familiari. L’obiettivo è definire una programmazione finanziaria pluriennale, chiarire responsabilità e livelli essenziali delle prestazioni e ridurre la frammentazione dei fondi, così da affrontare con maggiore certezza i prossimi bilanci e la fase successiva al Pnrr.