Il Distretto Manifatturiero Unico del Nord, che riunisce Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, ha elaborato un documento sull’Industrial Accelerator Act, con particolare riferimento alla bozza di relazione dei relatori del Parlamento europeo. L’obiettivo è contribuire alla definizione di uno strumento comunitario in grado di sostenere investimenti, competitività e filiere produttive europee.
Il Distretto è stato costituito nelle scorse settimane dagli assessori allo Sviluppo economico delle cinque Regioni: Guido Guidesi per la Lombardia, Vincenzo Colla per l’Emilia-Romagna, Alessio Piana per la Liguria, Andrea Tronzano per il Piemonte e Massimo Bitonci per il Veneto. Il documento è stato inviato al Governo italiano, alla Conferenza Stato-Regioni e agli europarlamentari eletti nelle circoscrizioni interessate, per portare le proposte del sistema manifatturiero del Nord nel confronto istituzionale europeo.
Il ruolo dei territori
Tra le richieste figura un maggiore coinvolgimento delle Regioni nella definizione e nell’attuazione delle Industrial Manufacturing Acceleration Areas. Secondo il Distretto, queste aree non dovrebbero riguardare soltanto i grandi insediamenti industriali, ma anche ecosistemi territoriali composti da piccole e medie imprese, grandi aziende, small mid-cap, reti d’impresa, cluster, università e centri di ricerca.
Il documento propone inoltre una semplificazione amministrativa basata su procedure più chiare, tempi autorizzativi certi e strumenti digitali interoperabili. L’obiettivo è ridurre duplicazioni e differenze applicative tra gli Stati membri, evitando che regole e procedimenti disomogenei rallentino gli investimenti.
Particolare attenzione viene chiesta per l’introduzione graduale e trasparente dei requisiti europei. Il Distretto invita a considerare la disponibilità effettiva di prodotti e tecnologie sul mercato, la complessità delle filiere e i tempi necessari per adeguare la capacità produttiva. La richiesta riguarda anche comparti ritenuti strategici, come automotive e componentistica. Le eventuali deroghe, si legge nel documento, dovrebbero tenere conto dell’assenza di un’offerta sufficiente, della mancanza di alternative tecnicamente compatibili e di costi manifestamente sproporzionati.
Risorse e monitoraggio
Un altro punto riguarda il principio di sussidiarietà. I requisiti applicati agli strumenti di sostegno pubblico, secondo le Regioni, dovrebbero rispettare le caratteristiche dei singoli programmi, le competenze delle autorità europee, nazionali, regionali e locali e le esigenze dei diversi contesti territoriali. L’obiettivo è evitare regole uniformi capaci di ridurre l’efficacia degli incentivi.
Sul piano finanziario, il Distretto propone un maggiore coordinamento tra la politica di coesione e gli strumenti europei a gestione diretta. Tra le ipotesi indicate ci sono criteri preferenziali per i progetti inseriti nelle aree di accelerazione industriale e una possibile revisione della disciplina sugli aiuti di Stato, con maggiorazioni delle intensità di aiuto per gli investimenti industriali strategici.
Il documento chiede infine un monitoraggio concreto degli effetti dell’Industrial Accelerator Act su occupazione, investimenti e competitività, oltre che su piccole e medie imprese, settori a valle e territori. A questa verifica, sostiene il Distretto, dovrebbe seguire una flessibilità sufficiente per correggere le misure in presenza di criticità o conseguenze asimmetriche. La posizione unitaria delle cinque Regioni punta così a sostenere un quadro europeo applicabile, fondato su semplificazione, gradualità, trasparenza e attenzione alle specificità territoriali.