Settore caseario

Caldo e siccità frenano la produzione di latte in Europa

Allevamenti sotto pressione: rese in calo, costi più alti e difficoltà per mais e foraggi.

Caldo e siccità frenano la produzione di latte in Europa

La combinazione di siccità prolungata e temperature estreme sta mettendo sotto pressione il comparto lattiero-caseario in Italia e in gran parte dell’Europa centro-occidentale. A lanciare l’allarme è Emanuela Denti, rappresentante di Assocaseari, che segnala criticità particolarmente rilevanti in Francia, Germania, Paesi Bassi e Belgio, oltre che sul territorio italiano.

Dopo una prima metà dell’anno sostanzialmente stabile, da giugno si sono susseguite ondate di calore intenso, alternate a precipitazioni violente e grandinate. Nel Nord Italia questi fenomeni hanno provocato la perdita di una parte della produzione agricola e aumentato la pressione sulle materie prime destinate all’alimentazione degli animali.

Stress termico e calo delle rese

Il peggioramento delle condizioni climatiche ha avuto conseguenze dirette sugli allevamenti. Nella prima metà di agosto, l’aumento delle temperature avrebbe causato un grave stress termico nel bestiame, con una riduzione dell’ingestione alimentare e, di conseguenza, della resa produttiva. L’assenza di un’adeguata escursione termica durante la notte impedisce inoltre agli animali di recuperare, compromettendone il benessere e favorendo debilitazione fisica, calo della fertilità e l’insorgenza di patologie anomale per la stagione.

Alle difficoltà legate al caldo si aggiunge lo stato delle coltivazioni di mais nelle principali aree produttive, dove viene segnalato un deficit di crescita. L’emergenza idrica nella Pianura Padana, ormai descritta come strutturale, ostacola sia l’irrigazione dei foraggi sia il semplice abbeveraggio degli animali. Il quadro risulta opposto a quello del 2025, quando condizioni climatiche favorevoli avevano garantito raccolti abbondanti e razioni alimentari di buona qualità.

Produzione e prezzi sotto pressione

Secondo Assocaseari, la situazione attuale rischia di incidere sulla disponibilità e sulla qualità dei foraggi, con effetti sulle produzioni dei mesi successivi. I dati indicati dall’associazione evidenziano un calo della produzione di latte superiore al 10% rispetto alla fine di luglio su scala nazionale. Le flessioni sarebbero ancora più marcate in Pianura Padana e in Toscana, con picchi negativi compresi tra il 15% e il 30%.

Anche il mercato del latte spot riflette le tensioni. I prezzi, dopo essere scesi intorno ai 21 centesimi di euro al litro in marzo, avrebbero raggiunto i 47 centesimi dopo la prima ondata di calore, secondo i dati Clal. La contrazione dei quantitativi raccolti non ha però impedito una nuova flessione: il mercato interno fatica ad assorbire i volumi accumulati nei mesi precedenti, quando la produzione era risultata superiore a quella dello stesso periodo del 2025.

Le temperature elevate incidono anche sui costi della trasformazione. I caseifici devono sostenere maggiori spese per la gestione degli ambienti di conservazione e stagionatura, mentre i guasti ai macchinari e le interruzioni dei sistemi di refrigerazione e stoccaggio aggravano le difficoltà operative.

Il mercato dei formaggi resta sostenuto dalle esportazioni. Tra i prodotti stagionati, il Parmigiano Reggiano ha superato i 15 euro al chilogrammo per la stagionatura a 12 mesi, mentre il Grana Padano si è avvicinato ai 10 euro al chilogrammo per la stagionatura a 9 mesi. Per numerosi altri prodotti caseari, tuttavia, il quadro resta caratterizzato da una forte tensione tra costi, disponibilità delle materie prime e andamento della domanda.