Devozione

L’altare barocco di San Rocco conserva la memoria della peste

Nella Cattedrale, statue e tele illustrano il culto del pellegrino francese e il voto nato dopo l’epidemia del 1630.

L’altare barocco di San Rocco conserva la memoria della peste

San Rocco è tra i santi più venerati del mondo cattolico, nonostante le notizie sulla sua vita siano frammentarie. La sua memoria liturgica ricorre il 16 agosto, giorno nel quale la tradizione colloca la sua morte. La devozione nei suoi confronti è ancora testimoniata a Cremona dall’altare collocato nel transetto Nord della Cattedrale di Santa Maria Assunta.

Nato a Montpellier, in Francia, tra il 1345 e il 1350, Rocco avrebbe scelto di rinunciare ai propri beni per mettersi in cammino verso Roma. Durante il viaggio attraverso l’Italia si sarebbe dedicato alla cura e al conforto dei malati di peste, diventando nel tempo una figura invocata dai fedeli contro le epidemie. Il suo culto si diffuse in particolare nelle province di Brescia e Piacenza, ma raggiunse anche il territorio cremonese.

Un altare nato dopo l’epidemia

L’altare della Cattedrale è stato realizzato come ex voto dopo la peste del 1630. Secondo quanto riferito da don Gianluca Gaiardi, rettore della Cattedrale e incaricato diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, una prima struttura sarebbe stata eretta già nel 1635, forse in sostituzione di un altare precedente andato perduto a causa di un incendio. In seguito l’opera venne completamente rinnovata secondo il gusto barocco.

Al centro dell’altare si trova la statua del santo, rappresentato con gli elementi che ne definiscono l’iconografia: il cappello a larghe falde, il bastone, la conchiglia, il cagnolino con un tozzo di pane in bocca e la ferita alla gamba, richiamo al contagio che lo avrebbe colpito. Intorno alla figura sono disposte le tele dedicate alla sua vita e alla devozione sviluppata dalla comunità locale.

Le tele del Genovesino

Nel 1645 il Genovesino realizzò nove delle dieci tele che compongono il ciclo pittorico dell’altare. Le scene raffigurano episodi della vita di San Rocco e momenti legati al culto che i cremonesi gli riservarono, chiedendone la protezione durante le epidemie. L’insieme unisce quindi la funzione religiosa alla memoria storica della peste, conservata attraverso la scultura e la pittura.

La tradizione racconta che San Rocco morì nel carcere di Voghera dopo essere stato scambiato per una spia. Sarebbe stato riconosciuto soltanto in seguito dalla madre del governatore, che identificò sul suo petto una croce vermiglia. Dal 1485 le reliquie del santo sono custodite a Venezia, dove è considerato compatrono insieme a San Marco.