Emergenza idrica

Crisi idrica nel Distretto del Po: oltre 100 comuni a secco

La severità 'Alta' colpisce agricoltura e approvvigionamenti in Piemonte e Lombardia.

Crisi idrica nel Distretto del Po: oltre 100 comuni a secco

L’Osservatorio del fiume Po ha proclamato la “Severità Alta” per la crisi idrica che colpisce oltre 100 comuni tra Piemonte e Lombardia, costretti all’uso di autobotti. La siccità minaccia gravemente le coltivazioni agricole e causa un forte calo dei livelli dei grandi laghi e delle portate dei fiumi.

Emergenza senza sosta

La crisi climatica e la perdurante assenza di precipitazioni significative fanno sprofondare il Fiume Po in una condizione critica: l’Osservatorio Permanente decreta lo stato di “Severità Alta” su tutto il distretto padano. Centinaia di amministrazioni locali corrono ai ripari con razionamenti e autobotti, mentre il comparto agricolo lancia l’ennesimo grido d’allarme per i raccolti estivi. La decisione è arrivata al termine della seduta del 30 luglio 2026 dell’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po (ADBPO). Riuniti attorno allo stesso tavolo, ministeri, regioni, istituti di ricerca, associazioni di categoria e multiutility hanno votato all’unanimità per l’innalzamento della severità idrica ad un livello “Alto” su tutto il territorio distrettuale.

Nei prossimi giorni, la Segreteria Tecnica trasmetterà una relazione dettagliata al Dipartimento Nazionale della Protezione Civile per segnalare le criticità più urgenti, con un focus particolare sulla tenuta delle forniture idropotabili per i cittadini.

Oltre cento comuni salvati dalle autobotti

Il territorio paga il prezzo più alto lungo l’asse interregionale: attualmente si registrano gravi disagi negli approvvigionamenti idrici in oltre cento comuni distribuiti tra Piemonte e Lombardia. La situazione è talmente compromessa che in diverse località le autorità locali sono costrette a ricorrere quotidianamente all’impiego di autobotti e autocisterne per riempire i serbatoi degli acquedotti e garantire il servizio essenziale alla popolazione, come confermano i dati diffusi da Utilitalia. Gran parte di questi enti locali ha già varato apposite ordinanze d’emergenza per imporre un uso strettamente oculato e parsimonioso della risorsa idrica.

Parallelamente, la progressiva riduzione delle portate e degli afflussi lungo l’alveo del Po sta alimentando il ritorno del cuneo salino nel Delta, un fenomeno che minaccia da vicino anche il centrale impianto di potabilizzazione di Ponte Molo, situato nel territorio comunale di Taglio di Po, in provincia di Rovigo. “La situazione è peggiorata, non illudiamoci che i temporali estivi possano essere la soluzione a problemi radicali. Rispetto a dieci giorni fa, nonostante le precipitazioni, abbiamo infatti meno acqua nei laghi, meno acqua nei fiumi con un fabbisogno irriguo ancora significativo per diverse colture a cominciare dal riso”, dichiara Alessandro Delpiano, Segretario Generale dell’ADBPO.

L’analisi capillare della disponibilità idrica evidenzia scenari di forte sofferenza lungo tutta la dorsale padana e nei territori limitrofi: in Valle d’Aosta, la disponibilità idrica complessiva è in calo del 20% negli ultimi sei mesi, mentre in Piemonte si registrano pesanti difficoltà per il comparto risicolo. In Lombardia, le risorse idriche sono quasi esaurite nel bacino del Ticino, con un deficit complessivo regionale oscillante tra il 50% e il 60%.